A influenzare la mia visione generale posso dire con certezza che sia stato uno dei miei periodi più intensi dal punto di vista creativo: ho fatto la tesi di laurea sull’esplorazione urbana, come arte di andare dove non si dovrebbe andare. Questo, dopo la laurea, mi ha portato a essere parte di una vera e propria famiglia di esploratori, Lost Italy, con cui abbiamo visitato tanti luoghi abbandonati, documentando il tutto attraverso la fotografia.
Siamo sempre stati mossi dallo stesso spirito di rispetto verso questi luoghi, di curiosità verso la storia e di fascinazione da una luce che non si può descrivere a parole. Nel gruppo c’erano, e ci sono ancora, dei fotografi pazzeschi, che mi hanno insegnato tanto, e hanno condiviso con me l’importanza di prendersi il tempo per osservare, contemplare, apprezzare, comprendere. Nei luoghi abbandonati si ha la possibilità di ammirare in modo totalizzante il rapporto tra luce naturale e architettura. Nel lavoro del lighting designer, al di là di tutte le conoscenze tecniche fondamentali, è altrettanto importante saper leggere la luce, saperla visualizzare e saper prevedere come si adagerà sullo spazio.